|
Con Fra' Galgario (1655-1743) il genere del ritratto raggiuse alti livelli espressivi secondo una linea originale, distante dalla ritrattistica aulica francese, che costituì il punto di incontro tra il neorembrandtismo dell'Europa centrale e la tradizione naturalistica lombarda. Attraverso un'ineguagliata sintesi tra maestria tecnica e capacità di introspezione, l'artista instaurò con i propri "soggetti ritratti" un sottile e complesso gioco di relazioni artistiche e psicologiche che, nel modo di rendere percepibili virtù, debolezze, vanità e seduzioni, precorse significativamente molti aspetti tipici della modernità.
La mostra, sviluppata attorno a novanta dipinti, presenta una selezione ragionata e criticamente aggiornata della produzione di Fra' Galgario, in un serrato confronto con quella dei principali protagonisti della scena artistica europea del tempo. La prima parte affronta la formazione dell'artista fino ai suoi primi successi. Il lungo e misterioso esordio si svolse tra Bergamo, ove fu allievo di Giacomo Cotta e dove conobbe la ritrattistica di Evaristo Baschenis e Carlo Ceresa, e Venezia, ove, presente con continuità dal 1690, operò nella bottega di Sebastiano Bombelli e fu in relazione con un ambiente cosmopolita in cui si segnalava Johann Kupezky. Dopo un primo ritorno a Bergamo, all'inizio del Settecento, fu la volta di Milano, dove, in contatto con Salomon Adler avvertì il gusto "internazionale" ispirato a Rembrandt ed ebbe occasione di aprirsi ad con una clientela europea. A conclusione di questa prima fase si situa la prima grande stagione bergamasca, in cui Fra' Galgario divenne il ritrattista di famiglie dell'alta aristocrazia quali quelle degli Albani, dei Rota e dei Secco Suardo. La seconda parte documenta il periodo della piena maturità dell'artista. Entrato in stretta relazione personale con celebri pittori come Giovan Battista Tiepolo e Sebastiano Ricci, Fra' Galgario sviluppò originalmente il tema dell'autoritratto e dell'immagine dell'artista, intrattenendo contemporaneamente significativi contatti con gli Uffizi e l'Accademia Clementina di Bologna (1717) mentre le suo opere entravano nelle più importanti collezioni a livello europeo: prime fra tutte quelle del Maresciallo Schulenburg e del Principe Eugenio di Savoia. Di quegli anni sono alcuni alcuni straordinari ritratti "bizzarri e capricciosi" e una stupefacente serie, secondo al moda dell'epoca, di ritratti di giovinetto. Le accattivanti immagini di bambini o i sontuosi ritratti di aristocratici risplendenti delle celebri lacche, che resero Fra' Galgario celebre in tutta Europa, sono significativamente leggibili nel confronto in mostra con i più alti raggiungimenti della ritrattistica europea contemporanea: in Italia (Piazzetta, Ceruti, Crespi), in Francia (Largilliére, Rigaud, Grimou, Pesne), in Inghilterra (Reynolds), in Europa Centrale (Kupezky, Brandl). Dopo il 1730 Fra' Galgario, ormai vecchio, iniziò, secondo le fonti, a dipingere con le dita realizzando i suoi ultimi capolavori con effetti di impasto materico e di semplificazione formale straordinari, sia a livello di ricerca pittorica sia nell'immediatezza espressiva. La mostra si conclude presso la Pinacoteca dell'Accademia Carrrara, nel Salone dell'Alcova, dove è documentata la presenza di Fra' Galgario nella Raccolta Schulenburg, accanto ad artisti come Gian Antonio Guardi o Jacopo Ceruti. Nella stessa Pinacoteca sono infine presentate tele di Fra' Galgario e dei suoi contemporanei facenti parte del patrimonio del museo ma abitualmente non esposte (e in parte restaurate per l'occasione).
A corredo dell'opera pittorica, l'allestimento della mostra include l'esposizione di abiti settecenteschi, in un ideale dialogo con i sontuosi tessuti dei ritratti, ed il supporto di installazioni multimediali.
|